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La 190SL è femmina?

Ma l'automobile ha un genere specifico? La vedete come un soggetto maschile oppure come una femmina? Questo breve articolo vuole indagare su questo argomento pensando alla linea della 190SL.
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Tommaso Guicciardini
190SL

La 190SL si esprime con una linea davvero esaltante. È un modello di stile unico che ha ammaliato decine di generazioni. Ancora oggi, i particolari della sua carrozzeria, destano  tanta ammirazione negli appassionati.

La 190SL è femmina? Mi sono chiesto però come, nell’immaginario collettivo, ogni auto sia veramente collocata al di là del sostantivo femminile che la contraddistingue. Ovvero cosa si determina dalla sua “fisionomia”, dalla particolarità della carrozzeria ai colori, dai materiali che la corredano alla “voce” che la caratterizza? È un mezzo rude perché meccanico? Oppure è un opera d’arte in movimento, sensibile e gentile? È femmina oppure è testosterone allo stato puro?

Gabriele D’Annunzio, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera il 27 ottobre 1923 indirizzata al senatore Giovanni Agnelli, scrisse: “Mio Caro Senatore, in questo momento ritorno dal mio campo di Desenzano, con la Sua macchina che mi sembra risolvere la questione del sesso già dibattuta. L’Automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice; ha, inoltre, una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza. Ma, per contro, delle donne ha la disinvolta levità nel superare ogni scabrezza…”.

Che il “Vate” fosse un appassionato “futurista”, sostenitore del movimento artistico che esaltava la velocità è noto, ma che infondesse un sesso femminile alla forma meccanica dell’automobile fu abbastanza curioso. Un modo per esaltare, ad arte, la forma femminile, l’eleganza della donna nella sua “disinvolta levità” nel superare ogni scabrezza.

Tornando alla nostra 190SL, furono Karl Wilfert e Walter Häcker a tracciare sul foglio bianco, ed ispirandosi alla più blasonata “Ala di Gabbiano”, questo piacevole insieme di forme e linee sinuose.

La 190SL è femmina? Sì, senza alcun dubbio rispetto ad altre Mercedes-Benz, la 190SL ha un carattere femmineo, con una fisionomia tipica del frontale che quasi ti sorride complice, la mascherina della stella che corre verso gli occhi illuminati e dai quali partono i parafanghi, ecco delinearsi il cofano e da questo la morbidezza del “power dome” centrale che riveste il propulsore e ne fa immaginare la testata, i carburatori, il filtro dell’aria come coperti da una veste leggera.

Lateralmente la linea si esalta nella forma del parafango anteriore che, in questo caso, si estende a chiudere la portiera e a raccordarsi alla capote. Particolare diverso dalla Porsche 356 che risulta simile nell’intenzione ma più freddo e lineare. 

I passaruota, anteriori e posteriore, sono due tagli orizzontali in rilievo che imprimono il senso del vento che accarezza la carrozzeria. Sono, come per la mascherina del frontale, il trait d’union con la 300SL. Nella 190SL sono molto più equilibrati che nella 300SL Roadster che, per dimensioni del poderoso sei cilindri, per i fari a sviluppo verticale, per la limitazione del telaio a traliccio, non gioca la medesima armonia e leggerezza della sorella minore.

È elegante anche al posteriore dove si ripete, con maggiore decisione e rotondità, nella forma della linea di cintura inaugurata all’anteriore. Anche qui il paragone con la 300SL risulta vincente sotto il profilo dei “pesi visivi”. La 190SL si raccorda bene ai fanali di coda verticali e ripescati dalla 180 Ponton ma decisamente più eleganti e misurati di quelli orizzontali della 300SL disegnati ad hoc. La bauliera diventa il naturale proseguimento del cofano verso la lama del paraurti posteriore.

Le cromature della 190SL sono l’altro elemento cardine della sua femminilità. Si esprimono nelle lame appunto, nei rivestimenti delle portiere, nella linea inferiore a cavallo dell’interasse, nel telaio del parabrezza, nelle cornici dei fari, nei copricerchio e, come già detto, nella mascherina che sorride.

Sono abbellimenti un po’ “all’americana” perché, come sappiamo, la storia della 190SL non nega sangue yankee e una destinazione nel mercato a stelle e strisce che imponeva certi stilemi ma con teutonico equilibrio. Con misura e stile rispetto a modelli come la Corvette Sting Ray. Questa, un’altra “diva”, ma un po’ più “maggiorata” della nostra algida 190SL. 

I colori della 190SL sono l’altro aspetto della sua femminilità. Come sappiamo i colori di base erano il grigio, il bianco, il nero ed il rosso. In realtà tanti altri colori rivestivano la 190SL con tonalità pastello tipiche degli anni 50′. Il verde acquamarina, il rosso fragola, il celeste carta zucchero, il crema, il blu scuro. E tutto era pensato per bilanciare il colore degli interni, solitamente nero, rosso, beige o blu, e la capote in tela e l’hard top. 

La 190SL fu presentata nel 1955 anche tramite il cinema: famosa la pellicola “Alta società” con Grace Kelly, Franck Sinatra, Bing Crosby e un simpatico Louis Armstrong. Per Mercedes-Benz era importante abbinare la 190SL ad una classe sociale elevata, ad una star protagonista sofisticata, ad un mondo tanto leggero quanto esclusivo.

La guerra era ormai alle spalle, il boom economico alle stelle ed il desiderio del sogno americano fortemente in crescita. Mercedes-Benz sapeva che mettere alla guida di una 190SL un’attrice come Grace Kelly sarebbe stato un cocktail davvero esplosivo per esibire quella linea così unica e raffinata. Fu un successo di ordini che spesso arrivarono da un pubblico femminile.

In ogni caso, anche nella comunicazione, la 190SL fu abbinata ad un personaggio fortemente iconico per la sua seduzione femminile. E non fu una scelta casuale.

Oggi, il mondo dell’automobile si è evoluta stilisticamente e tecnicamente. Siamo passati da scelte “emozionali” ad un design più performante e più impegnato a testare la vettura nella galleria del vento che nella “galleria delle passioni”.

Il bisogno di rispettare l’ambiente e di convertire il motore endotermico all’elettrico, hanno generato un sostanziale “appiattimento creativo”. Le auto forse non sono più umane o femminee ma automi generati da un computer che stabilisce esigenze precise e traduce i bisogni del mercato. 

La 190SL, “dopo quasi settant’anni” si pone invece come un esempio di classe e di ricerca artistica che ha un’anima, un’immagine quasi espressiva anche a scapito della meccanica e della performance tecnica.

È femmina anche in questo: nel suo necessario bisogno di attrazione e nella sua voglia di sedurre, la 190SL esclude ogni luogo comune e si proietta nel futuro come oggetto del desiderio e icona immortale dei nostri sogni. TGCS

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