Quando ho comprato la 190SL: gli anni ’80 sono stati un’effimera isola felice per il nostro paese.
Gli anni del Made in Italy, della moda italiana che andava a gonfie vele, dell’industria in positivo e delle tante “Milano da Bere” che ci infondevano coraggio e ottimismo, facevano dell’Italia un paese “quasi” normale col PIL al 5%.
L’auto storica in quel decennio diventa un trend (come si diceva) e nel 1987 anche la Mille Miglia viene rilanciata come marchio storico di un evento planetario straordinario.
È in questo periodo, esattamente nel 1987, che mi viene di pensare all’acquisto di una vettura d’epoca.
Io che il cuore l’ho sempre condiviso con le due ruote mi stupisco di me stesso. Una macchina vecchia darà problemi e costerà un sacco di soldi.
Mi guardo intorno e, senza alcuna ragione specifica, mi concentro su annunci di Mercedes-Benz. Mi capita di vedere una 170 Diesel del 1952 e, più tardi, una R107 SLC coupé. Il cuore però inizia a battere forte quando incontro una Pagoda 230SL bianca di una signora fiorentina, conservata e con targa originale. La richiesta è alta e fuori dal mio budget. A Firenze, alla libreria Seeber, acquisto un libro sulle Mercedes d’epoca ed inizio a darmi una prima infarinata sulla storia Mercedes.
Leggendo penso: “Mi piace questa 190SL – che però viene prima della Pagoda penso – chissà quanto costerà di più”.
Una sera invito amici a cena e fra questi c’è Arianna. Lei arriva e parcheggia davanti a casa mia la 190SL bianca del suo babbo.
Rimango folgorato dalla linea di questa spider e mi avvicino per ammirarla meglio. L’auto non è ridotta bene ed è polverosa e mal tenuta, con gli interni abbastanza rovinati e qualche acciacco nella vernice e nella carrozzeria.
È conservata e usata come auto di tutti i giorni. Mi piace tantissimo e nei giorni successivi inizio a pensare a lei sempre più intensamente. Il padre di Arianna gestisce dei parcheggi nel centro di Firenze, uno dei quali accanto alla bottega del mio meccanico di moto.
Roberto sarà fondamentale per la trattativa. Passano pochi giorni e passo all’attacco con Arianna: “Non è che tuo padre tante le volte vuole vendere la Mercedes bianca?” – risposta decisa della mia amica – “figurati ma neanche per sogno“. La decisione è rigidissima perché, a detta di Arianna, il padre Amedeo non è avvezzo a vendere mai niente. Che fare? Come concertare un incontro?
Il signor Amedeo è un tipo burbero ma tutti i giorni, col giornale sotto il braccio, passa davanti alla bottega di Roberto, il mio meccanico, fa due chiacchiere del più e del meno e se ne va al parcheggio dove ha l’ufficio.
Una mattina Roberto la butta là e chiede se la 190SL può essere acquistata. La risposta è “Mai“. Piuttosto precisa e lapidaria. “Con questa Mercedes – spiega Amedeo – ho fatto la Dolce Vita e la 190SL resta in garage a ricordo, e poi la usa l’Arianna“.
Sono rimbalzato, lo sapevo. Passa qualche mese e si arriva a Maggio del 1987. Ancora i telefonini non sono di uso comune. Mi chiama a casa sul fisso Roberto: “Tom passa da bottega che stamani Amedeo è passato di quà e ha chiesto di te” – “Boia – penso – è per la macchina!“
Mi presento il giorno dopo ed iniziamo la conversazione con molta rilassatezza. Amedeo è gentile e mi racconta che la 190SL del 1958 lui l’ha comprata di seconda mano in Svizzera, nel 1964. La targa Canton Ticino è appesa al muro e la macchina è stata immatricolata italiana nel 1978.
Mi dice che allora si poteva acquistare in Svizzera e che si risparmiava qualche soldo di tasse mantenendo la targa. Non mi è chiaro ma sono curioso di capire se la 190SL è in vendita.
“Allora – dico io – che facciamo con questa Mercedes?”. La risposta: “metà del mondo si compra e metà si vende“.
È fatta! Il prezzo viene trattato sulla base dello stato conservato della vettura, degli interni che montano i sedili di una Lancia, della capote ormai andata, della vernice opacizzata e del motore non proprio fresco. Ma, si sà, la macchina mi ha strizzato l’occhio ed è lei che voglio.
Il prezzo della 190SL è inferiore alle richieste del mercato e rientra nel mio budget. Stretta di mano e l’accordo di vendita viene siglato.
Dopo 37 anni di convivenza con la mia Roadster ne è passata di acqua sotto ai ponti. La mia macchina è stata riverniciata alla fine nel 1987 e anche gli interni sono stati restaurati originali. Il motore è stato rettificato. La macchina comunque resta conservata perché a me piace sentire dentro di lei ancora la Dolce Vita di Amedeo. Lui stesso, qualche anno fa, la vide un giorno che passai da Firenze; la guardò intensamente facendomi i complimenti per come la tenevo.
Mi mise una mano sulle spalle e, con gli occhi lucidi e la voce un po’ tremula, mi disse “bravo, promettimi che ti divertirai a guidarla come ho fatto io“.
“Caro Amedeo grazie, la mia promessa è stata mantenuta” – dopo 37 anni vado avanti con la 190SL alla perfezione. TGCS